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Nota del Club

    Pubblichiamo con piacere l’articolo dell’amico Ivano Mortaruolo, perché contribuirà ad aprire un dibattito sulla possibilità di riportare il Gould ad allevare la propria prole. Noi allevatori appartenenti ad una generazione che ha principalmente puntato a confrontarsi nelle mostre, ha seguito da anni la scorciatoia dell’utilizzo delle “balie”, che consente di ottenere un maggiore numero di novelli sui quali praticare la selezione. Inoltre i Passeri del Giappone posseggono qualità nutricatorie e disponibilità ad accettare qualsiasi tipo di alimento, fra i più nutrienti messi loro a disposizione, da svezzare pulli fenotipicamente migliori di quelli che otterremmo dai genitori naturali.
    Oggi non siamo più così scettici sulla possibilità di riportare la maggior parte dei Diamanti di Gould a riprodursi autonomamente. La prova ci viene offerta oggi navigando su Internet dove si incontrano tanti neofiti, in maggioranza giovani, non più di quarantenni, che allevano due o tre coppie in purezza, accettando numerose delusioni e sottoponendosi a notevoli sacrifici, ma alla fine felicemente soddisfatti di avere svezzato anche pochi novelli.
    Di questi solo alcuni con il tempo si dedicheranno all’allevamento sportivo, altri continueranno  solo a detenere i nostri estrildide per il solo piacere di ammirarli e riprodurli, ma tutti contribuiranno a formare le nuove leve ornitologiche del domani, sia direttamente che indirettamente, diffondendone la conoscenza.
    Il Vice Presidente del Club, la D.ssa Alessandra Negrini ha creato un sito personale www.diamantedigould.net il cui Forum è frequentato da tanti allevatori, come quelli che ho citato. Lei stessa da anni svezza circa l’80% dei sui pulli allevandoli in purezza; in pratica ha creato un ceppo abbastanza stabile con questa caratteristica.
    Mi auguro che voglia inviarci uno scritto con la sua esperienza, che pubblicheremo molto volentieri, per raccogliere tutte le esperienze ed opinioni al riguardo.

Il Club del Diamante di Gould


 

In "colonia" aumentano le probabilità che allevino in purezza


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 ANOMALIE COMPORTAMENTALI nelLA RIPRODUZIONE DEL DIAMANTE DEL GOULD

 (Il presente articolo é stato pubblicato anche sul numero 11/2009 di  Italia Ornitologica)

    E' ormai una realtà consolidata quanto lapalissiana: per riprodurre in cattività gran parte dei Diamanti del Gould  (e di numerose altre specie appartenenti al genere Estrildidae) si è costretti a ricorrere all'ausilio dei Passeri del Giappone, che hanno assunto l'involontario  ruolo di “balie del mondo alato”. Questo perché spesso le coppie  non riescono a completare l'iter riproduttivo.
    Purtroppo, anche se si adottano tutti gli accorgimenti teoricamente validi, non sempre  si ottengono i risultati sperati. Invero, alcuni problemi possono emergere già in sede di scelta dei riproduttori, in quanto talvolta si manifestano dei casi di gravi incompatibilità che, con i dovuti accorgimenti (per esempio, prolungata convivenza in gabbie con divisorio), si ridimensionano, fino ad ottenere buona parte degli esiti attesi. Va tuttavia evidenziato che questi riproduttori non sempre offrono le stesse garanzie di quelli che hanno operato la loro scelta spontaneamente, senza interventi o forzature da parte del proprietario. In altre parole, le coppie createsi a seguito di una sorta di “colpo di fulmine” sembrano affrontare tutte le fasi riproduttive più agevolmente e, di conseguenza, con maggiori successi.
    Va però rilevato che questa affermazione è proposta con la dovuta cautela, poiché frutto di osservazioni realizzate soltanto nel mio allevamento.
    Mentre negli uccelli più in alto nella scala evolutiva, come ad esempio i Pappagalli di grosse dimensioni, è determinante che nella coppia s'instauri un forte legame (per converso, sono stati osservati casi di prolungata convivenza senza che i partners manifestassero reciproci segnali d'interesse).
    Da più parti si sostiene che la fondamentale causa della scomparsa o attenuata attitudine nutricatoria nel Diamante del Gould sia da attribuire al fatto che ormai da numerose generazioni a questi volatili non è permesso di realizzare  o  di tentare un ciclo riproduttivo completo.
    Tale ipotesi può avere un fondamento poiché la sperimentazione ha evidenziato che, se determinati stimoli vengono costantemente repressi, col protrarsi del tempo si possono attivare scompensi di natura psiconeuroendocrina tali da attenuare o modificare la relativa risposta.
    Per arginare il fenomeno delle ridotte o mancate cure parentali in cattività, alcuni allevatori tentano la riproduzione in purezza utilizzando soggetti allevati dai genitori naturali, nella speranza o nella convinzione di risvegliare o consolidare comportamenti “ secondo natura”, ma non sempre gli esiti sono conformi alle aspettative.

    Un altro aspetto che non va sottovalutato è la spinta selezione esercitata dagli ornicoltori al fine di ottenere modificazioni morfologiche e cromatiche. Sono stati così ottenuti volatili che differiscono enormemente dalle forme ancestrali. Ma tutto ciò ha richiesto un tributo non irrilevante come l'attenuarsi dell'impulso riproduttivo. Ne sono un chiaro e paradossale esempio i Passeri del Giappone di grossa taglia e di buone caratteristiche standard, le cui uova sono spesso affidate ai conspecifici di modeste fattezze e dimensioni.
    Va  inoltre sottolineato che la cattività, nelle sue numerose espressioni, condiziona in varia maniera i moduli comportamentali degli uccelli. In altre parole i Diamanti del Gould tenuti in gabbie di modeste dimensioni esprimono un repertorio comportamentale più contenuto rispetto a quello dei volatili ospitati in un'ampia voliera. A queste conclusioni è giunto, dopo anni di osservazioni, l'Amico Luigi Montini, ornicoltore ed ornitologo di chiara fama ed esperienza che, oltre ad  allevare Estrildidi molto rari, da sempre nutre uno spiccato interesse per i “comuni” Diamanti del Gould.
    Si possono concludere queste considerazioni affermando che la vita captiva depaupera e non arricchisce il sistema comportamentale, e in proposito sono illuminanti le parole di Konrad Lorenz (1980): “... influssi della cattività possono portare solo alla sparizione di moduli comportamentali, mai però alla creazione di un modulo comportamentale complesso e sopratutto chiaramente teleonomico”
(1).
    Colgo l'occasione per evidenziare che i Diamanti del Gould, anche se allevati dai Passeri del Giappone, non sembrano coinvolti da quella forma di apprendimento precoce conosciuta   col termine di imprinting che, a seconda della specie interessata, è in grado di influenzare la scelta sessuale, il canto
(2), il comportamento sociale, ecc. Detto altrimenti, gli uccelli in esame, anche se allevati dai Passeri del Giappone, una volta adulti avranno il canto e i moduli comportamentali tipici della specie di appartenenza e, naturalmente, saranno attratti sessualmente dai con specifici (3). Ciò è suggerito anche dal fatto che, fino ad ora, non sono stati ottenuti figli da Diamanti del Gould x Passeri del Giappone, mentre con  altri taxa  “l'imprinting errato” ha favorito la realizzazione di ibridi.
    Va comunque rilevato che le anomalie  riproduttive possono essere determinate anche da altri fattori, espressi singolarmente o congiuntamente; ne elenco alcuni, seppur in rapida sintesi.
    Non sempre è posta nella giusta considerazione la necessità di utilizzare riproduttori in ottimo stato di salute. Sottolineo questo aspetto perché non è sempre facile disporre di soggetti veramente sani. Con questa affermazione non voglio creare allarmismi fra gli allevatori, ma desidero evidenziare una possibile realtà dai contorni non sempre determinabili. Per offrirne una testimonianza  riporto un brano di un articolo scritto da autorevoli patologi aviari: “ Molti uccelli realmente ammalati appaiono, sotto il profilo clinico, del tutto sani per molto tempo; da ciò emerge  la difficoltà di stabilire con esattezza lo stato di salute di un soggetto” ( Rosskopf Jr, Woerpel, Rossekopf e van De Water, 1984 ). Tale situazione   è stata evidenziata sottoponendo  un gran numero di uccelli esotici , apparentemente sani, ad esami di laboratorio. Da qui l'inderogabile necessità di scegliere solo i soggetti che all'esame clinico appaiono in ottime condizioni.
    Del resto, ritengo che sia un'esperienza di tutti la constatazione  di cove interrotte, nidiacei abbandonati, ecc. da parte di uccelli non perfettamente sani. E' ovvio che l'intero ciclo riproduttivo impone ai volatili un prolungato impiego di energie, che naturalmente vengono meno se l'organismo è già provato.
    Un altro fattore da non trascurare  è lo stress
(4) nelle sue espressioni sia fisiche (alimentazione inadeguata, alta o bassa temperatura, eccessiva umidità, attività riproduttiva prolungata, ecc.) sia psichiche (rumori improvvisi, ripetute ispezioni ai nidi, eccessiva vicinanza delle persone alle gabbie, ecc.).
      Mi è capitato di osservare Diamanti del Gould, peraltro di grande taglia, che alla prima covata hanno encomiabilmente portato all'indipendenza i propri nidiacei, ma nella successiva hanno agito adeguatamente fino alla schiusa delle uova, per poi gettare i pulli dal nido. Da rilevare che le condizioni offerte (gabbia, nido, alimentazione, ecc.) erano le medesime di quelle  dell'esperienza precedente. Esonerando però la coppia dalla riproduzione, per 20-30 giorni ed adottando piccoli accorgimenti come la somministrazione di polivitaminici, di fruttosio, di  probiotici e di immunostimolanti, in prevalenza il Levamisole
(5), ho sostanzialmente ottenuto i risultati sperati.
      Ciò induce a ritenere che due covate ravvicinate (per i soggetti in mio possesso) sono all'origine di un rilevante stress, tale da determinare un comportamento che ai nostri occhi sembra patologico.
     Per tentare la riproduzione in purezza, a mio avviso, è anche utile collocare le coppie nell'angolo più calmo dell'allevamento e schermare parzialmente la gabbia con piante (vere o finte) o con un panno verde. Forse può sembrare una precauzione eccessiva, più adatta per la detenzione di specie  forestiche o meno addentrate nel processo di addomesticamento, ma sicuramente garantisce una maggiore tranquillità ai nostri ospiti alati. Naturalmente, durante tutta la fase riproduttiva si rende necessario intervenire, con le operazioni di pulizia, di alimentazione e  d'ispezione, solo quando è strettamente necessario.
    Di non scarsa importanza è altresì  la scelta del nido e del relativo materiale di riempimento. Invero, i comuni nidi a “cassetta” non sempre si rivelano atti a favorire la cova e l'allevamento dei pulli, mentre quelli con doppia camera risultano più adeguati.
      In natura sono stati osservati siti di nidificazione molto eterogenei e spesso tutt'altro che ricercati come cavità di alberi e di termitai oppure nidi abbandonati di Martin pescatori, di Parrochetti e di altri Passeriformi. Inoltre è stato rilevato che non raramente le uova poggiano su pochissimo materiale (radi fili d'erba, ecc.) o direttamente sul legno marcescente in fondo a cavità di alberi (Immelmann, 1982). Da queste informazioni sembrerebbe che i Diamanti del Gould tendano ad essere decisamente  “essenziali”; tuttavia, se in cattività si da loro la possibilità di disporre di abbondante ed adeguato materiale, spesso sono in grado di costruire nidi di apprezzabile foggia.
    Credo di potermi avventurare ad affermare che un nido, ben realizzato e gestito con attenzione dal punto di vista igienico, possa considerarsi un attendibile indicatore delle potenzialità riproduttive della coppia.
      Colgo l'occasione per segnalare che i  soggetti  domestici tendono a scegliere lo stesso materiale usato per il nido in cui sono cresciuti (Goodwin, 1982, che cita  Ziegler). E un simile fenomeno è emerso dagli esperimenti di Theodore  D. Sargent (1965), intesi a determinare, tra l'altro, l'orientamento cromatico dei Diamanti mandarini nella scelta delle filacce per il nido: i volatili allevati in siti con materiali verdi o bruni da adulti preferivano tali colori, mentre mostravano minor interesse per il rosso.
       La considerazione che, allo stato selvatico, i Diamanti del Gould utilizzano anche cavità di una certa profondità, mi ha indotto a costruire una struttura lignea  a forma di parallelepipedo lunga circa cm 35 che, nella parte finale, ha una tavoletta atta a creare due ambienti: un grande “ingresso” e una “sala per la nidificazione”. Ebbene,  buona parte delle coppie ha mostrato diffidenza verso il manufatto, ma quelle che lo hanno gradito si sono dimostrate sufficientemente affidabili.
    Prima di giungere alla parte finale di questa nota, desidero proporre una peculiare forma d'insuccesso riproduttivo in una coppia di Capinere (Sylvia atricapilla), descritta  da Konrad Lorenz
(6). I due Sylviini, ospitati in una voliera, con regolarità gettavano fuori dal nido i figli di tre e quattro giorni di vita. Questo comportamento era determinato dal fatto che, essendo il cibo disponibile in abbondanza, i pulli  ben presto si saziavano e rifiutavano ulteriori imbeccate. Tale situazione in natura raramente si verifica, specialmente fra gli insettivori. Pertanto, i nidiacei sazi apparivano morti e come tali, in base a reazioni specie-specifiche, venivano eliminati. Per porre rimedio a questo disturbo comportamentale bastò ridurre il cibo o interromperne parzialmente l'accesso.
     Per quanto attiene ai Diamanti del Gould e altre specie granivore, non credo che si possano tracciare delle analogie eziologiche con il fenomeno testé descritto. In passato ho infatti provato a intervenire su tale anomalia comportamentale  togliendo a intervalli regolari i contenitori di semi e di pastone dalle gabbie dei Diamanti del Gould e dei Diamanti mandarini, ma non sono riuscito ad evitare l'espulsione dei nidiacei. Peraltro ho osservato che l' “infanticidio” avveniva poco dopo la schiusa e che spesso i gozzi delle vittime erano vuoti.
       Ciò ha contribuito a rafforzare in me l'opinione che i comportamenti patologici durante la fase riproduttiva siano la risultante di vari elementi causali. Pertanto, sta all'allevatore, con la sua sensibilità , attenzione e preparazione, individuarli e cercare di  porvi rimedio.

09 marzo 2010                                                                                                                                                Ivano Mortaruolo

Note:

(1) - Per teleonomia sostanzialmente può intendersi l'insieme dei moduli comportamentali che, determinati geneticamente,  consentono la realizzazione di attività vitali e quindi indispensabili alla conservazione della specie.
(2) – Per completezza d’informazione, va segnalato che sul vol. 90/ottobre 1973 della rivista “Auk” è pubblicato l’articolo Diamante del Gould che, allevato dai Passeri del Giappone e poi immesso in una gabbia insieme a cospecifici, vari Estrildide (compresi i Passeri del Giappone) e una coppia di Bengalini comuni (Amandava amandava), acquisì un canto simile a quello del maschio di questi uccelli.
(3) - Klaus Immelmann (1982) afferma che i Diamanti del Gould , allevati dai Passeri del Giappone, possono essere attratti sessualmente dagli esponenti della specie adottiva e, per evitare tali conseguenze, consiglia di far convivere i giovani appena svezzati con i conspecifici. Mi permetto di dissentire dall'autorevole studioso in quanto da anni colloco i
Juveniles di Passeri del Giappone e di Diamanti di Gould in un gabbione dove convivono per mesi, fino alla scelta dei riproduttori per la stagione successiva, ma non ho mai rilevato anomalie di natura sessuale.

(4) – Se l’esposizione agli stressors è prolungata, si possono verificare alterazioni organiche come ipertrofia delle surreni ed anche dell’ipofisi, atrofia del timo, della borsa di Fabrizio e della milza, ulcerazioni del tratto digestivo e danni a livello cardiovascolare.
 (5)- Il Levamisole, scoperto nel 1966 nei laboratori della Janssen Pharmaceutica, è un antibiotico antielmintico che a dosi subterapeutiche è  in grado di stimolare la risposta immunitaria cellulare ed umorale. (6) - Alcuni anni dopo la morte di Konrad Lorenz, avvenuta nel 1989, è stato pubblicato il libro “Scienza naturale dell'Uomo” che, contrariamente a quanto potrebbe sembrare, non rappresenta l'ultima opera, bensì la prima. Tale volume , infatti, è stato scritto tra il 1944 e il 1948, quando lo scienziato era detenuto in Armenia presso un campo di concentramento russo.
Per la stesura dell'opera vennero in gran parte utilizzati materiali di fortuna: dalle penne di vari uccelli alla carta dei sacchi contenenti  cemento.

Bibliografia:

Goodwin D. (1982) – Estrildid finches of the world – British Museum (Natural History) Oxford University Press, Oxford.
Immelmann K. (1982) – Australian finches – Angus & Robertson Publishers, Hong Kong
Lorenz K. (1980) – L'etologia – Editore Boringhieri, Torino.
Lorenz K. (1993) – La scienza Naturale dell’Uomo . Mondatori Editore, Milano
Kosskopf Jr, Woerpel, Rossekopf  e van De Water (1984) – Il Laboratorio nella Clinica Veterinaria – Scienze Veterinarie e Biologia Animale, 6: 21-23.
Sargent T. D. (1965) – The Role of Experience in the Nest Building of Zebra finch – The Auk, 82: 48-61.


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