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  Riduci

 

 

 

 

 

 

 

 Piume della maschera di un maschio testa rossa; notare la struttura a lamine espanse delle barbule.

Piume della maschera di un maschio testa nera


 

 

Dal Web foto Agostini & Forgani


  Riduci

QUALE SELEZIONE NEL GOULD

Seconda parte: forma estensione e colore della maschera

 

INTRODUZIONE

 

    Nella selezione del Diamante di Gould, un elemento di primaria importanza è certamente rappresentato dalla maschera che orna e caratterizza il cromatismo della specie. In prima battuta va subito puntualizzato che il Gould è indiscutibilmente interessato da un dimorfismo sessuale di tipo secondario, ovvero non legato a differenze dei disegni tra maschi e femmine, ma prodotto da una diversa espressione dello stesso fenotipo. In particolare il dimorfismo del Gould si realizza nell’espressione del colore, che immancabilmente nelle femmine è notoriamente meno intenso e meno brillante. Questa condizione ancestrale e chiaramente fisiologica, si ripercuote ovviamente anche nell’espressione della maschera facciale. Quindi in ambito selettivo e soprattutto in ambito espositivo, tale condizione andrà adeguatamente valutata e considerata per quello che rappresenta.
    Proprio per questo le attuali categorie a concorso suddividono a giusta ragione i maschi dalle femmine. Se da un lato i livelli di eccellenza nei maschi sono superiori rispetto alle femmine, dall’altra gli elementi di riferimento a livello di principio rimangono gli stessi. L’Ampiezza della maschera cosi come la definizione dei contorni e la rotondità del margine, determinato dal filetto nero nelle maschere lipocromiche, sono elementi inequivocabili per entrambi i sessi.
    Certo nelle femmine la maschera facciale tende sempre ad essere un po’più piccola, ma questo e spesso dato dalla forma e dalle dimensioni del cranio, cosi come dal piumaggio tendenzialmente più corto. Nel maschio lo sviluppo craniale è maggiore e tendenzialmente il piumaggio è più abbondante e lungo, così da realizzare forme più massicce e tondeggianti. Questo produce impatto più gradevole ed appariscente, tanto per l’uomo quanto per le femmine della propria specie, vera ragione etologica del dimorfismo sessuale, ovvero, conquistare la propria compagna convincendola della propria bellezza indice di salute e vigore, garanzia per la propria progenie.

PRESUPPOSTI SELETTIVI

    La maschera del Gould è notoriamente interessata da tre tipiche colorazioni: la maschera rossa, dominante sulle altre due forme, prodotta dall’interazione tra pigmento melanico nero e lipocromo rosso, apice  di un processo evolutivo. Questo tipo di maschera per i motivi di appariscenza fenotipica prima esposti è quella più presente nelle popolazioni selvatiche. Per opera di un gene recessivo rispetto alla colorazione rossa, forse una presumibile mutazione spontanea apparsa verso la fine del percorso evolutivo della specie, abbiamo la possibilità di ammirare la maschera a lipocromo giallo, o meglio arancio. Essendo l’arancione il risultato della riduzione quantitativa di lipocromo, risulta un colore meno appariscente del rosso e per questo meno apprezzato dalla spontaneità della selezione naturale, basata sulla scelta del partner, tanto da parte delle femmine quanto da parte dei maschi. In natura si stima che solo il 2% della popolazione possieda questo carattere in stato di omozigosi e che sopravviva grazie all’ereditarietà recessivo  autosomico dello stesso, che permette di mantenerne la presenza silente (come portatore inespresso) in molti esemplari a maschera rossa, notoriamente preferiti dalla su indicata spinta selettiva nella scelta del partner migliore, pur se inconsapevoli diffusori della variante (questo è uno dei  meccanismi di preservazione della biodiversità escogitati da madre natura). Esiste in fine una terza colorazione della maschera, legata ad un fattore ipermelanizzante, che alla scomparsa del lipocromo dalla testa, produce una saturazione di melanina nera della piuma solo di quella zona. Tale fenotipo è sostenuto da un gene recessivo sesso legato rispetto alla pigmentazione lipocromica della maschera.
    In cattività questi equilibri spontanei tra le diverse espressioni della maschera sono ovviamente sovvertiti dai gusti personali e dall’arbitraria selezione domestica. E’ comunque scontata un’espressione ottimale e corretta di ogni colorazione,
con la consapevolezza comprovata che l’accoppiamento in melanico nero che corre da un estremo all’altro della bavetta giugulare, largo circa un millimetro, anch’esso regolare e continuo, che produca un esaltazione della maschera aumentandone anche apparentemente l’estensione, cosa che si realizza molto efficacemente nei soggetti a testa nera che presentano notoriamente una maschera più ampia in quanto non c’e soluzione tra maschera e filetto. La precisione dei margini così come l’estensione della maschera sono caratteri multifattoriali legati in parte alle qualità del piumaggio, in parte alla pigmentazione e in parte alle potenzialità genetiche del soggetto. L’unico modo per migliorarli è quello di accoppiare esemplari adeguati per questi caratteri complessi nella loro costituzione.
    Un elemento che spesso viene trascurato o non considerato nella ricerca selettiva della maschera e lo sviluppo strutturale del capo, ovvero lo sviluppo di quelle parti anatomiche come il cranio nella sua componente ossea (teca cranica e becco), ma anche nelle sue parti molli  come bulbo oculare, muscoli e cute. Un cranio ben sviluppato, di buone dimensioni, tondeggiante e con occhi grandi e ben posizionati, su cui poggia un becco breve e compatto centrato anteriormente, permette ad un buon piumaggio un disegno corretto e ad un buon colore di realizzare una maschera facciale ottimale.
purezza rispetto alla varietà della maschera permette la migliore espressione fenotipica quanto meno della carica lipocromica  e relativa tonalità.  E’ cruciale di fatti che nella selezione dei lipocromi della maschera si vada a considerare oltre alla quantità anche la tonalità degli stessi, funzione solo in parte della base melanica con cui si vanno a combinare. Quindi il primo riferimento selettivo nella ricerca di una buona maschera facciale è quello di accoppiare esemplari con lo stesso colore della maschera.
    Superato l’aspetto espressivo del colore, che deve essere intenso, deciso e puro, nella selezione della maschera vanno considerati altri concetti più propriamente topologici che riguardano l’estensione, la forma e precisione dei contorni. Nell’attuale selezione viene richiesta una maschera facciale ampia, capace di coprire partendo dall’attaccatura superiore e laterale del becco la fronte, l’area oftalmica e auricolare, le guance e il cranio fino e oltre il suo vertice, senza soluzione di continuità tra le parti e con una pigmentazione uniforme. Sia l’attaccatura che il limite posteriore della stessa dovrebbero presentare limiti segnabili da linee precise, continue dall’andamento tondeggianti. Il margine poi della maschera lipocromica dovrebbe essere accostato ad un sottile filetto

APPROFONDIMENTI

    Nell’ultimo periodo, approfondimenti bibliografici hanno condotto ad interrogarsi sulla correttezza espressiva della maschera facciale come sopra descritto, evidenziando che in alcune stampe dell’Ornitologo J. Gould la specie venga ritratta con maschera facciale ben diversa dall’attuale selezione. In particolare pare che su queste stampe la maschera facciale sia divisa in una porzione centrale che interesserebbe fronte, porzione superiore degli occhi e vertice del capo e due porzioni guanciali e auricolari; suddivisione questa realizzata da un’infiltrazione del filetto melanico che invece di correre lungo il margine della maschera, all’altezza dell’occhio si piega a mo di virgola in avanti. Tale ipotesi per quanto affascinante e frutto di un’osservazione oggettiva eseguita su tavole iconografiche dell’epoca, dove essere confermata quanto meno dal confronto diretto con più esemplari selvatici della specie, di sesso ed età differente. Personalmente per quanto ritenga corretta l’attuale selezione descritta, credo interessante questo argomento e sollecito quanti in possesso di informazioni e mezzi di ricerca appropriati ad adoperarsi nell’approfondimento di questo interessante argomento. 

1 marzo 2010                                                                                   Francesco Faggiano

 

Per visionare   la 1^ parte cliccare

    


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